Intervista a Lu Colombo: “Danza”, trasformare la tristezza in samba

Lu Colombo è stata una delle voci che si è alzata dai balconi durante il primo Lockdown. Chitarra alla mano, le sue parole sono andate agli operatori sanitari, medici, infermieri, ma in generale a tutte le persone che, nel corso di questa pandemia, hanno contribuito ad aiutare il prossimo e che hanno portato sulle loro spalle il peso di questa situazione difficile.

La canzone, Ali Ali, ha riscosso da subito un discreto successo tanto da figurare nel sito degli ospedali Humanitas. Perciò sembrava tra le scelte più indicate per Danza, l’ultimo album di Lu Colombo, in uscita oggi 11 maggio.

In Danza, ai brani di successo già pienamente affermati nel repertorio della cantautrice milanese, si alternano gli inediti Danza, Neve al Sole e Stelle. Canzoni tra il serio e l’allegro, che trattano temi urgenti, parlano dei drammi della vita o celebrano la gioia e il potere taumaturgico della musica.

Dell’album, e del suo percorso artistico, ci ha parlato Lu Colombo nella seguente intervista.

 

La copertina di Danza presenta un grande cuore “alleggerito” da passi di danza e, quindi, dalla musica. Si può dire che rispecchi lo spirito dell’album?

Si tratta di un collage di Astrid Allard che ho scelto perché rispecchia l’idea base di tutte le mie canzoni, idea che trova la sua massima espressione nella musica brasiliana capace di trasformare la tristezza in samba. Mi era sembrata l’immagine perfetta per il brano “Danza” poi e’ diventata la copertina dell’EP.

 

La copertina di “Danza”

Nel Suo percorso artistico ha pubblicato numerosi successi, da “Maracaibo” a “Dance all Nite”, “Rimini Ouagadougou” e “Gina” (queste ultime due contenute anche in “Danza”), e l’EP “Basta”, contro la violenza sulle donne. Come si inserisce “Danza” in questo percorso?

Credo che questo EP rappresenti al meglio il mio percorso interiore e creativo unendo vecchi temi a me cari come il viaggio in “Rimini Ouagadougou” e “Aurora” a temi attuali come in “Ali ali” e impegnati come in “Neve al sole” attraverso un linguaggio che abbandonando le metafore e’ diventato più diretto. “Stelle” e “Gina” sono due brani in apparenza scanzonati sul senso della vita che va presa come viene “un giorno bianca un giorno nera” senza subirla ma con la fiducia che sarà la vita stessa a trovare un senso per noi. Ma il tema centrale dell’EP è l’assenza che si manifesta in modo diverso e complesso. Il brano “Danza” evoca assenze presenti, “Ali ali” risente dell’assenza di presenze durante il lockdown e in “Neve al sole” risuona l’assenza assordante di mio padre. Ma la riflessione sull’assenza si era già manifestata con l’irraggiungibile “Aurora” sebbene in termini avventurosi e nell’EP “Basta” dedicato alle donne uccise e quindi tragicamente assenti.

La canzone di apertura dell’album, “Danza”, è un inno al potere taumaturgico della musica e della danza, in grado di evocare persone e sentimenti lontani e “far sentire la propria presenza”. Ci parla della genesi del brano?

Il testo e la musica del brano “Danza” sono nati spontaneamente in uno dei tanti momenti difficili in cui la musica mi è venuta in soccorso. Cantavo questa melodia come un mantra in modo circolare finche’ non ho avuto la fortuna di incontrare Silvio Meazza col quale abbiamo concluso il brano. Soffrivo per una perdita e mi aggrappavo alla musica che ha la capacità, a volte struggente, di trasportarti nello spazio e nel tempo. Ma la musica non era sufficiente e sentivo anche il bisogno di movimento. Conosciamo tutti il potere anche mistico della danza che può aiutarci a sciogliere le paure e a lasciarci andare, a rilassarci, a rompere le barriere e ho quindi dedicato il brano e tutto l’EP alla danza che è da sempre una compagna di viaggio.

Avvicinare le persone distanti, in fondo, è anche il tema di “Ali Ali”, canzone composta durante il primo lockdown e dedicata agli operatori sanitari, qui presentata in due versioni. Qual è la storia del brano, e della collaborazione con Luca Pozzuoli?

Avvicinare persone distanti fisicamente ma anche per cultura e pregiudizio è un tema che mi è molto caro, e non posso rimanere indifferente di fronte a razzismo e sopraffazioni in genere. Questa necessità di unione e condivisione era già espressa nel brano scritto insieme a Jovica Jovic nel 2013 per lo Zecchino d’oro che iniziava cosi: “Senti questa musica che viene da lontano balliamo tutti insieme prendiamoci per mano, la musica ci unisce e spezza le catene se tu sei me io sono te già ti voglio bene..”

Nel caso di “Ali ali” ho sentito forte il bisogno degli altri, il mio era un grido di paura e di disperazione per tutto quello che stava succedendo ma anche di riconoscenza e speranza, insomma nel mio isolamento sentivo il bisogno di mettermi in contatto con il mondo per scambiare energia, pensieri, emozioni. La musica di “Ali ali” era già nella mia testa da tempo e in quella circostanza con il testo ha preso il volo.

La collaborazione con Luca Pozzuoli è nata da una sua richiesta spontanea. Non ci conoscevamo, lui abita in Germania e dopo aver ascoltato il brano in internet ha sentito il bisogno di aggiungere dei contenuti che mi sono piaciuti subito. Gli ho detto che il ritmo su cui era stata pensata la canzone era un reggae e lui ha registrato in casa la base su cui poi abbiamo cantato ciascuno da casa. Il brano piace molto perché è meno drammatico dell’originale. Un fatto analogo è avvenuto con un italiano che abita alle Hawaii per il quale abbiamo scritto una versione in inglese.

 

Lu Colombo canta “Ali Ali” (da Youtube)

Il tono vivace dell’album è stemperato da due canzoni dalle tinte drammatiche. “Ali Ali”, appunto, e “Neve al Sole” dedicata a Suo padre. La ricerca dell’allegria e della leggerezza passa anche per il riconoscimento di difficoltà presenti e passate?

La vita è fatta di continui cambiamenti che vanno accettati e riconoscere la sofferenza mi aiuta a trasformarla in nuova energia e alcune canzoni nascono proprio da questa trasformazione altre invece, come “Neve al sole” restano, come è giusto che sia, nel dolore.

L’ultima canzone dell’album, Aurora, è ispirata alle storie di Corto Maltese. Quali sono le Sue altre fonti d’ispirazione non musicali?

In passato provavo a mettere in musica poesie di autori anglosassoni ma oggi sono più attratta da articoli di cronica e fatti reali. Mi piace anche scovare piccole perle di scrittura ad opera di persone comuni e metterle in musica.

Nel complesso, quali sono le Sue aspettative per questo album? Come si inserisce nel corrente panorama musicale e storico?

Portare a termine un progetto è già moltissimo, e ho potuto concluderlo perché, durante il lockdown, si sono manifestate nuove energie intorno a me che mi hanno “rivitalizzata” dandomi fiducia, sostenendomi e motivandomi. Mi piacerebbe continuare a mescolare la mia musica con la vita degli altri come è successo in passato e continuare a condividere piacere e momenti di riflessione. Faccio la musica che so fare senza pormi troppe domande ma credo che i contenuti trattati siano assolutamente attuali.

Trovate qui la nostra recensione di Danza!

Potete ascoltare Danza sulle principali piattaforme di distribuzione digitale, come Spotify!

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  1. […] di vicinanza e comunità portato dalla musica. Come ci ha detto Lu Colombo nella sua intervista (cliccate qui per leggerla!), uno dei temi delle sue canzoni è proprio l’assenza: persone assenti, luoghi […]

  2. […] Leggi di più […]

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