Un’estate in città: intervista a Ganassa

Giacomo Cotti, in arte Ganassa, dimostra di avere grinta da vendere e una verve unica. Classe 2001, il cantautore milanese si è distinto nel suo repertorio per coniugare una base indie-pop ed elettronica a una forte impronta personale. La sua ultima canzone, Trentatré, è un esempio lampante. Assieme al suo amico di sempre Alejandro Zannoni, in arte Brain, Ganassa dipinge l’affresco di un’estate afosa, urbana, trascorsa in compagnia di zanzare e a bordo di un tram, la linea trentatrè.

Per portarvi un po’ di aria fresca in questi ultimi giorni di giugno, l’abbiamo intervistato per voi…

 

Partiamo dal nome d’arte: “ganassa” è in dialetto milanese un sinonimo di
sbruffone, fanfarone, ma con un’accezione positiva e simpatica. Perché questo
nome d’arte singolare?

È un nome che mi si addice molto (specialmente secondo mio padre), ho sempre amato fare gol solo per il gusto di esultare dopo o prendere la scena con le unghie persino alla cena di Natale. Mi sarebbe piaciuto essere uno di quei tipi introversi e misteriosi che fanno del silenzio il loro fascino, io invece sono più un gasato ed esibizionista animale da palcoscenico che gioca a farsi voler bene, ma che di riservato non ha nemmeno il tavolo al ristorante.

Dal tuo esordio con Polvere di stelle nel 2019 hai già scritto numerose canzoni
tra cui Respiro delle comparse, Charlie Chaplin, Jordan, Luna d’arancia.
Quali sono le tue ispirazioni nella composizione dei tuoi brani?

In generale mi ispirano prima le parole delle immagini, il loro suono e la loro forma una volta scritte spesso mi trasmettono simpatia, poi il vero gioco è quello di vestirle con un’immagine e collocarle nella giusta melodia. Scrivere mi aiuta specialmente per viziarmi un po’: spesso non cerco di esprimere un’emozione o un’opinione con una canzone, ma piuttosto cerco di farmela venire quando questa non c’è. Sarebbe banale dedicare testi a ciò che già ho, perciò preferisco usare la musica per colmare i piccoli vuoti, altrimenti sarebbe pura ostentazione dei fatti miei…e quelli, fidatevi, non interessano a nessuno.

Parliamo un po’ della tua ultima canzone, Trentatré. Una canzone che è il
ritratto delle notti d’estate in città, passate “sul tram” e nello specifico sulla
linea che dà il titolo alla canzone. Come nasce questo brano?

Chi non ha mai passato un agosto in città? Non piace a nessuno. Nella scorsa estate lo studio, il caldo e la voglia di mare mi stavano logorando come una zanzara nella notte. Giornate troppo calde per mettere piede lontano dal ventilatore e notti comunque troppo afose per uscire in bicicletta. A mesi di distanza da quei giorni però provo un particolare senso di tenerezza nei confronti della mia città e in particolare di un tram, il 33 (mezzo di superficie simbolo del mio quartiere), che anche senza mari limpidi e spiagge bianchissime, è stato un valido compagno di viaggio.

La musica ha una sezione ritmica vivace e coinvolgente e, allo stesso tempo, si
può dire che la forte componente elettronica conferisca al brano un’atmosfera
rarefatta. Che emozioni vuoi trasmettere con la musica?

Le emozioni sono un po’ come le sfighe, ognuno ha le sue. Io personalmente provo a esprimere le emozioni che più mi mancano, ed è stupendo sapere che qualcuno, ascoltandoti, si accorge di star vivendo esattamente quello di cui parli e di cui avresti bisogno. La bellezza di Trentatré e della musica in generale è che ognuno ci vede ciò che vuole, spesso capita che il mio socio Brain (quel genio) pensi delle melodie che gli trasmettono immagini completamente diverse dalle mie, ma è proprio da questo che nascono le cose belle.

Parliamo nello specifico del tuo rapporto, molto intenso, con Milano. Oltre alla
scelta del tuo nome d’arte, in che modo influenza la tua musica, i tuoi testi…

Ho sempre preferito le persone ai posti, un buon amico è meglio di un bel viaggio; Milano però, come un amico, mi ha visto crescere, vincere e fare cagate. Milano è casa, nel bene e nel male, ma per quanto male possa essere, l’odore di casa è sempre il più buono del mondo.

Cosa vedi nel tuo futuro? Aspettative per questo e per i prossimi brani?

Nel futuro guardo poco, sono sempre stato un pessimo scommettitore, ma faccio del mio meglio per seguire i miei piani. Spero di cantare, divertire e divertirmi così come faccio adesso, circondato da tutte le belle persone che mi conoscono, con grande ambizione ma con la stessa presunzione di chi va in guerra armato di stuzzicadenti. Sta terminando il primo di quella che spero sarà una lunga serie di progetti. Ci si vede in autunno, un bacio.

Potete ascoltare Trentatré sulle principali piattaforme di distribuzione digitale, come Spotify o Apple Music!

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