Vivaldi nel 2021: intervista a Luciano Ceriello

La sfida è di quelle ardue: reinterpretare il Concerto Nº 1 in Mi maggiore di Antonio Vivaldi, noto come La Primavera, adattandolo alla contemporaneità. Uno dei più grandi pezzi musicali nella storia della musica, quel concerto per violino e archi diventato sinonimo di vitalità, bellezza, gioia, arte.

Questa sfida è stata raccolta da Luciano Varnadi Ceriello con La Primavera di Vivaldi – Cantata: classe 1971, autore di numerosi saggi dedicati alla musica e cantautore. Ma non si è limitato a farlo reinterpretare musicalmente dal giovanissimo Kristo (suo figlio Giuseppe) con un arrangaimento elettronico vibrante e pieno di energia: Luciano Ceriello ha anche scritto un testo  che concretizzasse in parole poetiche la musica di Vivaldi, cantato da ben quattro voci tra cui il trio Le Matrioske.

Abbiamo chiesto a Luciano Ceriello di parlarcene:

La vostra reinterpretazione della Primavera di Vivaldi unisce un testo scritto da te con un nuovo arrangiamento elettronico. I testi sono di Luciano Ceriello, l’arrangiamento di Kristo. Per chi è pensato questo brano: per i cultori della musica classica, per chi predilige un sound più contemporaneo, o entrambi?

Data l’orecchiabilità del brano e la fluidità della sua fruizione da parte dell’ascoltatore, io lo definirei un brano per tutti, sia per i cultori della musica classica, sia per i cultori di un sound contemporaneo.

La Primavera (di Vivaldi cantata) fa parte del progetto musicale VivaldInKanto – Le quattro stagioni- Opera POP, che reinterpreta i dodici movimenti per violino e archi che formano Le Quattro Stagioni. Com’è stato affrontare la sfida di aggiornare Vivaldi al 2021, senza tradire lo spirito del componimento originale?

Ogni volta che mi approccio alla musica classica tratto sempre i componimenti musicali e i loro compositori con grande rispetto. Prima di questo progetto ho “parolato” con corrispondenza sillabica i 21 Notturni di Chopin e le 48 Romanze senza parole di Mendelssohn e devo dire che quando li ho eseguiti dal vivo, il primo stupore degli spettatori si è sempre trasformato in un battibaleno in grande interesse. A volte è la musica che mi parla e mi detta le parole, io non faccio altro che metterle su carta, un po’ come accadeva a Michelangelo, quando affermava che le statue erano già all’interno del blocco di marmo, a lui bastava eliminare il superfluo. Nel mio caso, è il testo che vive già all’interno della musica.

Il testo è formato da immagini pastorali, ritratti naturali, suggestioni  astratte. Quali sono le ispirazioni letterarie e poetiche? Come si unisce una  composizione del 1725 con un testo scritto ad hoc?

L’album è dedicato alle quattro età della donna, messe in relazione con le quattro stagioni dell’anno solare in cui al periodo della Primavera corrisponde la nascita di una bambina, all’Estate corrisponde l’adolescenza e l’esplosione degli amori, all’Autunno e alla vendemmia corrisponde il periodo della maturità, con la maternità della donna, e all’Inverno, con il rinsecchimento dei tralci delle viti, è paragonato il periodo della vecchiaia. L’ispirazione mi è venuta guardando il quadro “Le quattro stagioni” della pittrice Amelia Musella, opera presente in copertina. Anche in questo caso il testo me l’ha dettato la musica ed è come se in essa fosse già contenuto, è venuto più o meno fuori da sé.

Il testo è cantato da un insieme di voci, il trio Le Matrioske -formato da  Vera Mignola, con cui collabori da vent’anni, Nunzia Duri e Orsola  Guerriero- e da Tony D’Alessio in qualità di voce solista e ai cori lirici. Perché tante voci e così diverse?

Poiché l’opera “VivaldInKanto – Le quattro stagioni- Opera POP” parla di diverse età di una donna, avevo bisogno di una polifonia vocale che non si distaccasse troppo da una medesima timbrica, per cui quale occasione migliore di questa avrei avuto per far cantare la vocalist Vera Mignola, sua figlia Nunzia di 27 anni e sua nipote Orsola di 10? In questo modo sono riuscito ad avere tre voci sì diverse tra loro nel registro vocale, però allo stesso tempo simili nel timbro. Riguardo la voce maschile ho avuto il piacere di proporre il progetto al carissimo Tony D’Alessio, che ha accettato con grande entusiasmo, lui ha un registro vocale che va dal basso al soprano lirico e in quest’album ha avuto modo si sperimentare la voce come più ha preferito, ha spaziato dal reggaeton alla lirica, dall’interpretazione di animali, al neomelodico. Consiglio a tutti di andare ad ascoltare l’autotune umano che ha creato nel brano “Autunno” dandosi dei colpi sulla gola. Io mi sono ritagliato uno spazio da voce recitante nel brano “Vivaldi”.

Come dicevamo gli arrangiamenti sono di Kristo, nome d’arte di tuo figlio Giuseppe, a soli sedici anni polistrumentista e producer. Anche per sfatare  il mito che ai giovanissimi non piaccia la musica classica, come lo hai  coinvolto nel progetto?

Giuseppe suona la batteria da quando aveva 4 anni e un po’ alla volta ha iniziato a suonare una marea di strumenti, tanto che adesso passa con estrema semplicità dalla chitarra alla tromba, dalle tastiere al sax, dal basso elettrico all’ukulele. Frequenta il terzo anno di liceo musicale e ultimamente si è lanciato nella produzione di arrangiamenti musicali. Conoscendo le sue potenzialità, gli ho proposto di mettersi in gioco con la reinterpretazione de Le quattro stagioni di Vivaldi secondo quello che era il suo gusto musicale. Lui ha accettato e si è divertito molto. Finora tutti i ragazzi che hanno ascoltato il disco in anteprima, già dopo il primo ascolto, li ho sentiti canticchiare: “S’intersecano le vigne! S’intersecano le vigne! Le vigne s’intersecano si!”, incipit e ritornello del singolo “La Primavera (di Vivaldi cantata)”, significa che la musica classica eseguita in questo modo può piacere anche a chi di solito ascolta la trap.

Quale sarà la vostra prossima sfida? Con quale altro compositore vi cimenterete?

Ci sono due progetti da portare a termine. Uno lo dovevamo incidere già due anni fa, ma è rimasto al momento sospeso a causa della pandemia e prevede la registrazione di 12 Romanze senza parole di Mendelssohn parolate da me e arrangiate per quartetto d’archi dal maestro Ivano Leva. Il secondo progetto è quasi pronto. Anche in questo caso ho preso in prestito le note di un compositore classico, però il suo nome al momento non lo svelerei, mi limiterò a dire che si tratta di un compositore francese.

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